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Ricostruzione: la scelta giusta

Ricostruzione: la soluzione a tutti i problemi

Mani curate, eleganti e particolari sono un ottimo biglietto da visita per presentarsi sempre al meglio in ogni occasione. Ma mettere lo smalto, per quanto immediata, può non essere la più pratica delle soluzioni. Quante volte ci siamo arrabbiate con smalti che non asciugano mai o peggio, appena finito di applicarli ci sembra di provare la fastidiosa sensazione di prurito in ogni parte del corpo che, logicamente non possiamo assolutamente soddisfare. Per non palare di chi scarica nervosismo mangiandosi km di unghie ogni giorno. Dopo secoli di agonia da smalto, finalmente da qualche anno la soluzione c’è e si chiama ricostruzione, ossia l’applicazione di unghie artificiali inspessite da gel che creano uno strato molto resistente e duraturo capace di mantenere le mani perfette per oltre un mese senza creare traumi o danneggiare l’unghia stessa.

Ricostruzione

Diversi metodi per una resa concreta

Si sa, la tecnologia trova sempre nuovi stimoli e non appena nasce una innovazione si trovano mille sfaccettature alla stessa in grado di migliorarla ulteriormente, come si suol dire: “creata la ruota si trascina il carro!”. Inventata la ricostruzione gel non hanno tardato infatti ad arrivare metodi di applicazione diversificati sulla base del tipo di unghia, del materiale utilizzato o del risultato che si vuole ottenere.  I metodi più diffusi sono:
1-Metodo a due componenti (o acrilico), in cui una particolare polvere modellante o un gel sintetico di base viene arricchito con un liquido speciale che permette di agevolarne la stesura.
2-Metodo UV, il più diffuso, in cui i raggi UVA vanno ad agire su un gel che si indurisce prendendo la forma desiderata, metodo che richiede almeno 2 strati più eventuali colorazioni.
3-Metodo della polvere di seta in cui l’intera superficie dell’unghia viene rivestita di uno strato di seta auto incollante.

Pagelle rigorose

Il metodo, l’acrilico è stato il primo ad introdurre il concetto di ricostruzione inspessendo e solidificando la superficie dell’unghia. E’ tuttavia un metodo macchinoso, che richiede notevole manualità per l’uso di due diversi materiali (uno in polvere e uno liquido) e soprattutto richiede ancora l’asciugatura all’aria. Il materiale inoltre non è affatto elastico e rende quindi questo sistema poco resistente ad urti causati dalle normali attività quotidiane. Altro neo? L’odore… decisamente pungente e fastidioso in fase di applicazione. Apprezzato lo spirito di novità ma possiamo bocciarlo.
Il metodo UV è il più conosciuto ed affermato. L’indurimento del materiale avviene tramite foto-polimerizzazione in solo un minuto e mezzo, grazie ai raggi UVA emessi da lampade apposite. Il gel è quindi modellabile secondo piacimento e, una volta ottenuto l’effetto desiderato, lo si blocca così com’è. Sicuramente un notevole vantaggio poiché offre la certezza di risultati perfetti e soprattutto duraturi (fino ad un mese o anche più). L’unico punto a sfavore? La necessità di primer, 2 strati di gel ed eventuali colorazioni che agiscono con lo stesso principio: può essere talvolta costosetto e i tempi di applicazione non vanno al di sotto dell’ora e mezza. Piccoli difetti per una grande resa: promosso a pieni voti!
La tecnica con polvere di seta necessita di unghie il più sane possibile, a cui serve solo un rinforzo o per ottenere un aspetto particolarmente curato. E’ una tecnica che si basa sulla stesura di fogli di seta (o in alternativa lino) che grazie ad uno strato di colla pre-applicato aderiscono all’unghia. Questo metodo non è moto duraturo ma neanche invasivo, e se si vuole in ultima fase si può applicare dello smalto per dare colore. Ottima resa ma di breve durata, apprezziamo lo sforzo e la velocità di applicazione con un bel 8!

Ricostruzione

Unghie banali? No grazie!

Senza troppi problemi possiamo dire che il metodo UV ha saputo conciliare perfettamente costi e tempi di applicazione un po’ più macchinosi, con durata e resistenza finora davvero insuperabili. Ogni giorno milioni di donne scelgono la ricostruzione con gel UV certe che per 4-5 settimane avranno mani perfette. E proprio la diffusione a macchia d’olio di questa tecnica ha permesso l’affermarsi, in contemporanea, di tutta una serie di applicativi che, con l’aiuto di manualità e fantasia, permettono di arricchire l’unghia di simpatici dettagli. Brillantini, polverine, disegni a mano, stencil e chi più ne ha più ne metta: è nata la Nail Art, una vera e propria forma d’arte in cui la tela è l’unghia stessa.

RicostruzioneAttraverso le mani capiamo molte cose su una persona, ed ora che le unghie stesse possono “raccontare” qualcosa di noi è ancora più facile. E tu? Che tipo sei? Romantica, tentatrice, estrosa o tradizionalista? Raccontalo con la ricostruzione!

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Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato: l’accompagnamento perfetto

Tra i vini più conosciuti e apprezzati d’Italia, il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato è sicuramente anche uno dei vini più versatili e capaci di abbinarsi perfettamente a numerosi piatti. Che ne dici di un aperitivo con un bicchiere di Prosecco di Valdobbiadene Millesimato accompagnato da stuzzichini e affettati, oppure a di buon pasto a base di risotto con l’accostamento di un buon Valdobbiadene per esaltarne il sapore? L’incredibile versatilità di questo vino, i suoi profumi e il sapore delizioso lo rendono una presenza fondamentale sulla tavola degli italiani, alleato sopraffino durante i momenti di convivialità.

Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato: le tipologie principali

Il Prosecco è un vino bianco a Denominazione di Origine Controllata (DOC) prodotto in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia. Ha conseguito nel 2009 la denominazione di origine controllata (DOC), incrementando la qualità. In alcune zone il vino ha assunto anche il marchio DOCG, simbolo di un’ulteriore garanzia certificata, come ad esempio il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene e il Prosecco Montello e Colli Asolani. Accade anche che in un’annata particolarmente favorevole il viticultore può decidere di non destinare le uve raccolte, all’assemblaggio di vini-base ma decide, quindi, di creare un vino con uve di una sola vendemmia. In questo caso si parlerà di Vino Millesimato. Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato DOCG, prodotto nel trevigiano, è quindi sicuramente uno dei vini con maggiore garanzia di alta qualità. Il Prosecco è ottenuto a partire dall’uva Glera. Un tempo si raccoglieva l’uva e si faceva fermentare come la maggior parte dei vini ottenendo un vino tranquillo (senza bollicine). Accadeva però che in certe annate con inverni freddi e primavere calde, il vino fermentasse una seconda volta dando origine alle bollicine. Oggi la gran parte del Prosecco si ottiene con una fermentazione in autoclave che ne preserva la fragranza ed i profumi. Tuttavia esiste anche un Prosecco storico (fino agli anni 60) che si chiama ‘col fondo’ ed è ottenuto con la rifermentazione in bottiglia. Esistono poi i Prosecchi fermi ai quali si aggiunge l’anidride carbonica. Le principali tipologie di Prosecco di Valdobbiadene Millesimato dunque sono essenzialmente tre: Spumante, Frizzante e Tranquillo, a seconda dell’effervescenza. In tutti i casi si tratta di un vino dal colore paglierino, dal profumo fine e sapore fresco. Ma vediamone le caratteristiche essenziali.

Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Spumante
È il simbolo della denominazione e il più famoso, ha un’effervescenza persistente e un titolo alcolometrico volumico naturale di 11,0% vol. In base al contenuto di zucchero è suddiviso a sua volta in:
BRUT, o secco, il cui contenuto di zucchero è inferiore a 12 g/litro, con un sapore pieno, leggermente acidulo e fruttato;
EXTRA DRY, gusto secco arrotondato da una lieve nota dolce, il cui contenuto di zucchero è compreso tra 12 e 17 g/litro, con un sapore più morbido rispetto al BRUT;
DRY, appena poco dolce, il cui contenuto di zucchero è compreso tra 17 e 32 g/litro.

Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Frizzante
È adatto per chi non ha grande esperienza di vini. Il suo gusto, molto giovane, incontra le esigenze di chi si avvicina a questa qualità di vino. Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Frizzante è un vino leggero e asciutto, con il suo caratteristico colore giallo paglierino e un aroma intriso di note floreali e fruttate.
Viene spesso proposto come aperitivo e va degustato tra gli 8 e i 10 C°.

Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Tranquillo
Nella versione ‘tranquilla’ del Prosecco di Valdobbiadene Millesimato, ovvero quella che prevede l’assenza di bollicine, il colore del vino risulta più carico rispetto alle versioni mosse mentre l’aroma appare invece meno espressivo e impattante rispetto a queste (l’assenza dello zucchero si fa sentire). Un prodotto è versatile e in grado di regalare la soddisfazione della sete immediata che pochi altri vini bianchi sono in grado di dare.

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 Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato: con l’aperitivo

Quale miglior modo per rilassarsi passando un po’ di tempo con amici o colleghi se non godendosi un bel tramonto con un buon aperitivo a base di vino e qualche stuzzichino di accompagnamento?
Negli ultimi anni l’aperitivo è diventato un appuntamento soprattutto primaverile/estivo che migliora le giornate di moltissimi italiani, soprattutto nel fine settimana. Il momento dell’aperitivo, o happy hour, è una pratica che è andata sempre più perfezionandosi con il tempo. Ad accompagnare la bevanda (che sia più o meno alcolica o analcolica), ritroviamo una vasta offerta gastronomica, che va dalle tipiche patatine o noccioline, a qualcosa di più vario e ricercato come bruschette, affettati, formaggi e altre delizie per il palato. Così come gli stuzzichini, anche la scelta delle bevande si è mossa verso il cambiamento. Non tutti infatti amano cocktail con gradazioni troppo alte, motivo per cui la scelta ricade ormai sempre più spesso sul famoso spritz o sui vini freschi e giovani. Dunque tra i più quotati ritroviamo sicuramente il Prosecco, molto adatto per la sua peculiarità ad essere adatto all’aperitivo. Soprattutto nella sua versione Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Spumante, le sue bollicine caratteristiche si sposano molto bene con qualsiasi tipo di stuzzichino, sia esso dolce che salato e ne esaltano le caratteristiche gustoso-olfattive. Per via del suo sapore leggero e fruttato, il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Spumante Brut lo si può bere anche da solo accompagnato da un’oliva. Molto in voga, anche per il suo prezzo maggiormente accessibile, un bicchiere di Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Frizzante è utilizzato sempre più spesso durante l’orario aperitivo. Anche un Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Tranquillo, grazie al gusto particolarmente fresco e “morbido”, e alle sue note fruttate, si affianca ottimamente a formaggi non stagionati, a focacce e ad altri diversi stuzzichini.

Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato: con l’antipasto

Il vino bianco come risaputo, va a braccetto con il pesce. Se si parla di antipasto sicuramente il pesce diventa spesso un must. Puoi svariare molto nella preparazione, dalle alici marinate all’insalata di mare, dalle cozze alla marinara al carpaccio di polpo e accompagnare con un bicchiere di Brut per permettergli di esprimersi al meglio, oppure da un bicchiere di Prosecco di Valdobbiadene Millesimato DOC FrizzanteProsecco di Valdobbiadene Millesimato Brut che si abbinerà perfettamente anche con un semplice antipasto a base di gamberetti o con del carpaccio di tonno e sarà perfetto con dei crostini imburrati e salmone (dato che le bollicine sgrassano). Le bollicine del Prosecco  di Valdobbiadene Millesimato sono ottime anche con i salumi, soprattutto quelli dal gusto più armonioso, come prosciutto cotto e mortadella. Meglio evitare invece gli abbinamenti con prosciutti più speziati, così come con formaggi erborinati o troppo stagionati.

: pesce crudo, salumi
No: prosciutti speziati, formaggi erborinati o stagionati

Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato: con i primi

Quando si passa ai primi, come non pensare ad un piatto di pasta o ad un buon risotto? Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato è un alleato perfetto per abbinarsi a tante tipologie di primi piatti. Ottimo con tanti tipi di verdure, il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Brut si esprimerà bene nei risotti alle verdure. Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Dry asseconderà le note fruttate di piatti aromatizzati come ad esempio le minestre di legumi. Per gli amanti della pasta si consigliano dei rigatoni al salmone e pomodorini che possono essere arricchiti proprio dalla presenza di un bicchiere di bollicine. Un Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Brut, in quanto molto indicato per il pesce, può essere l’ideale con dei primi piatti come gli spaghetti alle vongole o i risotti ai frutti di mare.

Si: risotti alle verdure, risotti ai frutti di mare, paste con pesce, minestre
No: paste con sughi speziati

Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato: con i secondi e i contorni

Come già detto il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato si abbina perfettamente con moltissime varietà di pesce, dunque è il massimo con dei secondi come i filetti di orata o spigola, i molluschi dolci come le capesante e i crostacei, come i gamberi e gli scampi. Bene anche con polpo con patate, aragosta e sedano. Un Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Extra Dry ti stupirà accanto al un pasce al forno o alla griglia. Abbinandosi anche alle verdure, il Prosecco è molto adatto anche ai contorni, per esempio a base di ortaggi verdi come zucchine o spinaci. Si può accostare benissimo anche a contorni come gli asparagi o il radicchio trevisano. I sapori amarognoli di questi due ortaggi, tipici della stessa zona di produzione del Prosecco di Valdobbiadene Millesimato, troveranno un gradevole contrasto con gli aromi del vino. Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Dry può accompagnare i secondi a base di carne bianca e il sapore dei formaggi freschi. È molto adatto per esempio a dei piatti delicati come pollo o tacchino lessato con maioneseGli arrosti invece devono essere gustati con un bicchiere dal sapore intenso e corposo, come ad esempio un Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Frizzante.

Si: filetti di pesce, molluschi dolci, crostacei, pesce al forno e alla griglia, ortaggi verdi e non, carne bianca, formaggi freschi, arrosti
No: carne rossa, formaggi stagionati

Il Prosecco di Valdobbiadene Millesimato: con il dolce

Per poter abbinare bene il vino ai dolci è necessario conoscerli bene entrambi per non rischiare di commettere errori. Un Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Spumante si può abbinare ai dessert, facendo attenzione a seguire delle regole chiare. Abbinare il dolce al Prosecco significa conoscere la tipologia di spumante che si vuole servire a tavola: la pasta sfoglia e le crostate a base di frutta, sono ottime accanto alle versioni Dry. Questo tipo di spumante va servito fresco, a circa sette gradi e versato in calici non eccessivamente larghi ma neppure troppo stretti. Un Prosecco di Valdobbiadene Millesimato Dry o Extra-Dry si abbina molto bene anche con biscotti e pasticceria secca (senza creme).

Si: frutta fresca, biscotti e pasticceria secca
No: creme e gelati

ProseccoSe vuoi assaggiare i migliori vini trevigiani scopri di più sul sito: http://ristoranteterrazze.com/index.aspx
Se vuoi visitare le incantevoli colline di Valdobbiadene invece visita il sito: http://leterrazzehr.it/

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Viaggio alla scoperta della cucina della Marca Trevigiana

“In cucina funziona come nelle più belle opere d’arte: non si sa niente di un piatto fintanto che si ignora l’intenzione che l’ha fatto nascere” (Daniel Pennac)

La cucina italiana è una cucina semplice e tradizionale. Alcune delle ricette più celebri sono state scritte dalle nonne e tramandate per generazioni. La semplicità la si ritrova nel prediligere la qualità delle materie prime rispetto alla quantità, tanto che alcuni piatti richiedono meno di 5 ingredienti e questo rende la cucina italiana una cucina “casalinga” e facilmente riproducibile. Ma per comprendere appieno la nostra tradizione quale strategia migliore se non sedersi a tavola e intraprendere un viaggio culinario? Ora sedetevi comodi, allacciate il tovagliolo e si parte!

 

La cucina della Marca Trevigiana: l’antipasto

Da dove iniziare il nostro viaggio se non da un antipasto? La cucina della Marca Trevigiana è una delle più ricche del panorama gastronomico veneto ed è fortemente incentrata sulla valorizzazione delle risorse presenti nel territorio. Passeggiando lungo le sponde del Piave si può trovare la Silene Vulgaris, un’erba molto conosciuta ed utilizzata per preparare deliziose frittate e risotti dal gusto delicato. L’origine del suo nome deriva da Sileno, amico di Dioniso, dio del vino e dell’ebrezza e del corteggio di uomini e donne festanti. Nelle pitture viene rappresentato come un vecchio ubriaco con la pancia sporgente ed è proprio la somiglianza della sua pancia al fiore della Silene ad averle dato il nome.

Nel trevigiano queste erbe dal gusto dolce e piacevole al palato vengono chiamate Schioppetti e le frittate con queste erbe non mancano mai ai picnic domenicali!

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La cucina della Marca Trevigiana: i primi

In qualsiasi osteria trevigiana sul menù troverete un piatto antico quanto semplice che alla sua origine era destinato alla povera gente: Pasta e fasoj. Cibo umile ed antichissimo, sempre presente nelle mense agresti, viene servito su una zuppa densa di fagioli mista a pasta fatta in casa tirata a sfoglia o in straccetti e passati in una cremosa vellutata. La ricetta tradizionale prevedeva l’aggiunta di patate, scelta dettata dalla necessità di risparmiare fagioli, e che venga servita con del radicchio tardivo crudo sul fondo del piatto e con una spolverata di pepe nero. Un piatto ricco di proteine che servivano da carburante per i poveri lavoratori trevigiani. Oggi per rendere il piatto più prelibato si può aggiungere della cotenna o del leggero soffritto e così la pasta e fasoj abbinata a del buon Breganze Pinot nero diventa un piatto gustoso e saporito. Se i poveri lavoratori si nutrivano di pasta e fasoj, la signoria dell’epoca andava matta per la Sopa coada.  Questo pasticcio di pane, brodo e carne di piccione nasce dalle cucine degli allevatori trevigiani che preparavano questo piatto in occasioni speciali. La parola “coada” in dialetto trevigiano significa covata proprio perché il tempo di preparazione richiesto è molto lungo: perfino 4 o 5 ore! La ricetta prevede strati di pane bianco alternati a strati con carne di piccione disossato e rosolato in padella con vino. Tutto il composto viene poi inzuppato in un abbondante ciotola di brodo e cotto in forno per un paio d’ore. La preparazione di un piatto simile, oltre a richiedere molto tempo, richiede anche disponibilità economica. Al tempo un’abbondanza di carni e di pane bianco era appannaggio esclusivo dei ricchi signori. Quindi non vi fate spaventare da un nome così poco regale e gustate un piatto degno della nobiltà trevigiana.

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La cucina della Marca Trevigiana: i secondi

Ebbene sì, lo ammetto la cucina trevigiana non è propriamente leggera e fresca. Insieme ad altri secondi tipici come il Capon ala Canevèra, il filetto di Salmerino in crosta con radicchio di Treviso e alla Oca rosta col seano troviamo un piatto fresco e leggero che può essere facilmente preparato durante tutto il periodo primaverile: L’asparago bianco di Cimadolmo con uova sode. L’ortaggio viene semplicemente bollito e condito ed accompagnato con uova sode e prezzemolo. Se invece siete ancora affamati perché non assaggiare la pevarada? Una salsa preparata tritando fegatini con salumi ed insaccati insaporiti poi con varie spezie. La salsa è ottima per accompagnare carni bianche. Come contorno ovviamente non può mancare il famosissimo radicchio rosso di Treviso tardivo! Un prodotto che perfetto in moltissime ricette: combinato a del risotto o alle lasagne, saltato in padella e arrostito con pancetta o semplicemente servito crudo con aceto balsamico.

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La cucina della Marca Trevigiana: il dolce

Pochi sanno che fu proprio la città di Treviso intorno agli anni ’50 a creare un dolce che è ora famoso ed apprezzato in tutto il mondo. Stiamo parlando del tiramisù. Il dolce, nato nella cucina della famosa osteria trevigiana “Le Beccherie” era destinato a bambini ed anziani poiché la sua realizzazione, facile ed economica, consentiva una facile digeribilità e rapidità di assimilazione. La ricetta originale utilizza dei biscotti leggeri, i savoiardi, imbevuti in caffè ed alternati con strati di una morbida crema di mascarpone e tuorli. Non si può lasciare Treviso senza aver gustato questo dolce delizioso.

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La ricetta consigliata: Bigoli con l’anatra

INGREDIENTI (6 persone)
per i bigoli da trafilare col bigolaro (il cilindro di trafila)
4 uova
400 gr di farina di frumento 00 o mista

per il sugo (tocio)
anatra e sue rigaglie (fegato, cuore, ventriglio)
profumi di rosmarino, aglio, timo, maggiorana e salvia, racchiusi in un sacchetto di garza o tritati in modo finissimo
qualche foglia di prezzemolo (a piacere)
1 bicchiere di vino bianco secco
olio extra vergine di oliva Garda D.O.P.
sale e pepe

per il brodo
la carcassa dell’anatra
1 cipolla, gambi di sedano, prezzemolo da unire al condimento
formaggio Grana Padano D.O.P. grattugiato

 

PREPARAZIONE 

Si disossa l’anatra recuperando alcuni ritagli di polpa e di pelle. Con le ossa spolpate e il ventriglio, messi in pentola con acqua, cipolla, sedano e sale, si prepara il brodo per cuocere i bigoli. Si tagliano a tocchetti le altre rigaglie e il ventriglio lessato e spellato, parte di pelle dell’anatra ridotta a listarelle, e qualche ritaglio di polpa.

Si sala, si impepa e si lascia rosolare lentamente con i profumi, allungando mano a mano con vino bianco secco e un poco di brodo. Si aggiunge il prezzemolo tritato e si lascia che il sugo restringa. Si cuociono i bigoli nel brodo d’anatra, si scolano, si condiscono col sugo bollente e alla fine si spolvera con abbondante formaggio grana grattugiato.

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Se vuoi assaggiare di persona i meravigliosi gusti della cucina trevigiana scopri di più sul sito: http://ristoranteterrazze.com/index.aspx
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