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Asolo: lo scrigno della Marca

Asolo: il cuore della Marca

Per gli amanti del turismo culturale una delle mete più ambite è sicuramente la Marca Trevigiana, ricca di borghi, fortilizi e roccaforti risalenti all’epoca medioevale e dislocati strategicamente in tutto il territorio. Uno tra i più antichi e affascinanti è Asolo, comune di poco più di 9000 abitanti, entrato a far parte del club “I Borghi più Belli d’Italia”.

Asolo

La Storia
La storia di questo suggestivo agglomerato rurale inizia già nel medio paleolitico, ma una vera e propria testimonianza di villaggio primitivo si ha con l’età del bronzo (X-IX sec. a.C.) per affermarsi in età paleoveneta (VIII-I sec. a.C.). Sotto dominio romano Asolo divenne municipium e crebbe di importanza grazie alla sua posizione strategica (rialzata sui colli prealpini rispetto ad altri borghi della zona).
In età medioevale Asolo divenne a tutti gli effetti una cittadina militare e vide la costruzione di una imponente rocca (XII sec.). Passata sotto la Serenissima divenne sede di podesteria ciò permise di rafforzare le mura della rocca e l’autonomia locale. Iniziò così un periodo di prosperità per questo borgo che venne notevolmente popolato e accolse, a partire dal 1489, Caterina Cornaro regina di Cipro, accompagnata da una schiera di artisti e poeti.
Al termine della gloria veneziana Asolo fu presa di mira dalle potenze francese e austriaca, divenendo definitivamente possedimento di quest’ultima dal 1815 (si dovrà aspettare l’Unità d’Italia perché Asolo torni ad essere parte del Veneto). Dal 1928 il regime fascista costituì la Grande Asolo agglomerando ad essa alcuni comuni minori, situazione ristabilita dopo pochi anni. Oggi Asolo è un borgo ridimensionato che ha l’importante compito di testimoniare la ricchezza culturale italiana, frutto di anni di conquiste, lotte, cambiamenti culturali e ricerca di una stabilità.

Asolo

L’Asolo artistica

La ricchezza artistica di questo comune è percepibile già grazie alla vista mozzafiato che offre il territorio circostante. Dalla sommità del colle su cui si erge è infatti possibile vedere un quadro costituito da vigneti, rivoli d’acqua e zone boschive rese ancora più affascinanti dalle prime nebbie del mattino. Addentrandosi per le vie ciottolate di questa meravigliosa rocca la percezione dell’antico è così forte da indurre quasi a perdere il senso del tempo, sensazione che si accentua non appena si incontrano i primi edifici storici. La Chiesa di Santa Caterina (1346) mostra un ciclo di affreschi riguardanti la passione di Gesù ed è uno dei monumenti più suggestivi della città insieme al Palazzo della Ragione, sede attuale del Museo Civico contenente reperti archeologici e molti cimeli appartenenti alla grande attrice Eleonora Duse. Numerose sono inoltre le residenze signorili e le ville, testimoni del glorioso passato di questo fortilizio, per citarne alcune: Palazzo Beltramini, sede del municipio, l’abitazione di Eleonora Duse contenente alcuni scritti originali di Gabriele D’Annunzio, Villa Contarini degli Armeni risalente al XVI secolo e la Casa Longobarda. Testimonianze della rilevanza militare e aristocratica del borgo si hanno invece con l’imponente rocca, simbolo cittadino, situata in cima al monte Ricco e la Reggia di Caterina Cornaro divenuto sede del teatro Eleonora Duse.

Asolo

La cittadina Oggi

Asolo, soprattutto dal secondo dopoguerra sta vivendo un periodo di ritrovato equilibrio. Ridotta nelle dimensioni ma ugualmente viva e dinamica ogni seconda domenica del mese ospita un interessantissimo mercatino dell’antiquariato, disseminato per le vie del centro, colmo di mobili, argenteria, libri, stampe ed oggettistica antica. Orgoglio commerciale di questo centro rurale che sembra rimasto immune allo scorrere del tempo è la produzione di merletti, veri e propri capolavori tessili. Asolo è ancora oggi un piccolo prodigio di tecnica militare e capacità commerciali delle grandi potenze del passato. Roma, la Serenissima, l’Austria etc. hanno contribuito a rendere questa cittadina forte sia a livello architettonico che nell’animo di chi la abita, forgiando quel senso patriottico così sentito e vissuto.

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Viaggio alla scoperta della cucina della Marca Trevigiana

“In cucina funziona come nelle più belle opere d’arte: non si sa niente di un piatto fintanto che si ignora l’intenzione che l’ha fatto nascere” (Daniel Pennac)

La cucina italiana è una cucina semplice e tradizionale. Alcune delle ricette più celebri sono state scritte dalle nonne e tramandate per generazioni. La semplicità la si ritrova nel prediligere la qualità delle materie prime rispetto alla quantità, tanto che alcuni piatti richiedono meno di 5 ingredienti e questo rende la cucina italiana una cucina “casalinga” e facilmente riproducibile. Ma per comprendere appieno la nostra tradizione quale strategia migliore se non sedersi a tavola e intraprendere un viaggio culinario? Ora sedetevi comodi, allacciate il tovagliolo e si parte!

 

La cucina della Marca Trevigiana: l’antipasto

Da dove iniziare il nostro viaggio se non da un antipasto? La cucina della Marca Trevigiana è una delle più ricche del panorama gastronomico veneto ed è fortemente incentrata sulla valorizzazione delle risorse presenti nel territorio. Passeggiando lungo le sponde del Piave si può trovare la Silene Vulgaris, un’erba molto conosciuta ed utilizzata per preparare deliziose frittate e risotti dal gusto delicato. L’origine del suo nome deriva da Sileno, amico di Dioniso, dio del vino e dell’ebrezza e del corteggio di uomini e donne festanti. Nelle pitture viene rappresentato come un vecchio ubriaco con la pancia sporgente ed è proprio la somiglianza della sua pancia al fiore della Silene ad averle dato il nome.

Nel trevigiano queste erbe dal gusto dolce e piacevole al palato vengono chiamate Schioppetti e le frittate con queste erbe non mancano mai ai picnic domenicali!

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La cucina della Marca Trevigiana: i primi

In qualsiasi osteria trevigiana sul menù troverete un piatto antico quanto semplice che alla sua origine era destinato alla povera gente: Pasta e fasoj. Cibo umile ed antichissimo, sempre presente nelle mense agresti, viene servito su una zuppa densa di fagioli mista a pasta fatta in casa tirata a sfoglia o in straccetti e passati in una cremosa vellutata. La ricetta tradizionale prevedeva l’aggiunta di patate, scelta dettata dalla necessità di risparmiare fagioli, e che venga servita con del radicchio tardivo crudo sul fondo del piatto e con una spolverata di pepe nero. Un piatto ricco di proteine che servivano da carburante per i poveri lavoratori trevigiani. Oggi per rendere il piatto più prelibato si può aggiungere della cotenna o del leggero soffritto e così la pasta e fasoj abbinata a del buon Breganze Pinot nero diventa un piatto gustoso e saporito. Se i poveri lavoratori si nutrivano di pasta e fasoj, la signoria dell’epoca andava matta per la Sopa coada.  Questo pasticcio di pane, brodo e carne di piccione nasce dalle cucine degli allevatori trevigiani che preparavano questo piatto in occasioni speciali. La parola “coada” in dialetto trevigiano significa covata proprio perché il tempo di preparazione richiesto è molto lungo: perfino 4 o 5 ore! La ricetta prevede strati di pane bianco alternati a strati con carne di piccione disossato e rosolato in padella con vino. Tutto il composto viene poi inzuppato in un abbondante ciotola di brodo e cotto in forno per un paio d’ore. La preparazione di un piatto simile, oltre a richiedere molto tempo, richiede anche disponibilità economica. Al tempo un’abbondanza di carni e di pane bianco era appannaggio esclusivo dei ricchi signori. Quindi non vi fate spaventare da un nome così poco regale e gustate un piatto degno della nobiltà trevigiana.

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La cucina della Marca Trevigiana: i secondi

Ebbene sì, lo ammetto la cucina trevigiana non è propriamente leggera e fresca. Insieme ad altri secondi tipici come il Capon ala Canevèra, il filetto di Salmerino in crosta con radicchio di Treviso e alla Oca rosta col seano troviamo un piatto fresco e leggero che può essere facilmente preparato durante tutto il periodo primaverile: L’asparago bianco di Cimadolmo con uova sode. L’ortaggio viene semplicemente bollito e condito ed accompagnato con uova sode e prezzemolo. Se invece siete ancora affamati perché non assaggiare la pevarada? Una salsa preparata tritando fegatini con salumi ed insaccati insaporiti poi con varie spezie. La salsa è ottima per accompagnare carni bianche. Come contorno ovviamente non può mancare il famosissimo radicchio rosso di Treviso tardivo! Un prodotto che perfetto in moltissime ricette: combinato a del risotto o alle lasagne, saltato in padella e arrostito con pancetta o semplicemente servito crudo con aceto balsamico.

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La cucina della Marca Trevigiana: il dolce

Pochi sanno che fu proprio la città di Treviso intorno agli anni ’50 a creare un dolce che è ora famoso ed apprezzato in tutto il mondo. Stiamo parlando del tiramisù. Il dolce, nato nella cucina della famosa osteria trevigiana “Le Beccherie” era destinato a bambini ed anziani poiché la sua realizzazione, facile ed economica, consentiva una facile digeribilità e rapidità di assimilazione. La ricetta originale utilizza dei biscotti leggeri, i savoiardi, imbevuti in caffè ed alternati con strati di una morbida crema di mascarpone e tuorli. Non si può lasciare Treviso senza aver gustato questo dolce delizioso.

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La ricetta consigliata: Bigoli con l’anatra

INGREDIENTI (6 persone)
per i bigoli da trafilare col bigolaro (il cilindro di trafila)
4 uova
400 gr di farina di frumento 00 o mista

per il sugo (tocio)
anatra e sue rigaglie (fegato, cuore, ventriglio)
profumi di rosmarino, aglio, timo, maggiorana e salvia, racchiusi in un sacchetto di garza o tritati in modo finissimo
qualche foglia di prezzemolo (a piacere)
1 bicchiere di vino bianco secco
olio extra vergine di oliva Garda D.O.P.
sale e pepe

per il brodo
la carcassa dell’anatra
1 cipolla, gambi di sedano, prezzemolo da unire al condimento
formaggio Grana Padano D.O.P. grattugiato

 

PREPARAZIONE 

Si disossa l’anatra recuperando alcuni ritagli di polpa e di pelle. Con le ossa spolpate e il ventriglio, messi in pentola con acqua, cipolla, sedano e sale, si prepara il brodo per cuocere i bigoli. Si tagliano a tocchetti le altre rigaglie e il ventriglio lessato e spellato, parte di pelle dell’anatra ridotta a listarelle, e qualche ritaglio di polpa.

Si sala, si impepa e si lascia rosolare lentamente con i profumi, allungando mano a mano con vino bianco secco e un poco di brodo. Si aggiunge il prezzemolo tritato e si lascia che il sugo restringa. Si cuociono i bigoli nel brodo d’anatra, si scolano, si condiscono col sugo bollente e alla fine si spolvera con abbondante formaggio grana grattugiato.

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Se vuoi assaggiare di persona i meravigliosi gusti della cucina trevigiana scopri di più sul sito: http://ristoranteterrazze.com/index.aspx
Se vuoi scoprire anche la ricchezza culturale della Marca  visita invece il sito: http://leterrazzehr.it/

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Suoni di Marca: Treviso è musica

 

Treviso si è sempre dimostrata, soprattutto negli ultimi anni, una provincia capace di restare sempre al passo con i tempi e attenta alle esigenze di tutta la popolazione che la compone. Uno sguardo particolare è sempre rimasto rivolto ai giovani, cuore pulsante della comunità, che, in futuro, diventeranno fondamentali al fine di mantenere ricca, curata e viva la Marca Trevigiana. Proprio da questa osservazione e attenzione rivolte alle esigenze dei più giovani è nata, ormai 27 anni fa, “Suoni di Marca” una manifestazione che mira ad essere vetrina per i gruppi emergenti veneti e possibilità di incontro con artisti di fama nazionale ed internazionale.
Suoni di Marca

La manifestazione Suoni di Marca

Concepita con l’idea di creare serate a tema, coerenti dal punto di vista musicale, culturale, enogastronomico e ludico, Suoni di Marca, per l’edizione 2017 si terrà tra il 20 luglio e il 6 agosto, ad ingresso gratuito ed apertura tutti i giorni dalle ore 18:30 fino alle ore 00:00. Quattro saranno i palchi (San Marco, Maggior Consiglio, Caccianiga e Fra’ Giocondo), allestiti presso le suggestive Mura rinascimentali, che fungeranno da perfetto sfondo di un evento che accoglierà più di 150 band e oltre 600 musicisti.
Concepito come “Città nella Città”, Suoni di Marca si propone anche come mercato dedicato all’artigianato, comprendente bancarelle di prodotti home made, le associazioni sportive e di volontariato avranno spazi riservati per farsi conoscere e sarà allestita una intera area dedicata ai più piccoli con servizio di animazione e baby sitting. Anche la buona cucina avrà un ruolo di assoluta rilevanza all’interno dell’evento, con la partecipazione di stand enogastonomici in linea con il tema proposto per le varie serate. L’impegno dell’amministrazione comunale per la buona riuscita della celebrazione è stato davvero notevole, sia dal punto di vista economico che organizzativo. Oltre 150 volontari si impegneranno a gestire al meglio lo spazio e l’ambiente circostante le Mura, per garantire un servizio di qualità e pulito; sono poi state coinvolte alcune scuole superiori nell’ambito dell’Alternanza Suola Lavoro con riconoscimento di crediti scolastici e per alcuni studenti universitari verrà riconosciuta l’esperienza come stage formativo. Anche la dinamica urbana subirà delle, seppur minime, variazioni per agevolare il flusso e la circolazione di pedoni, soprattutto per le ore serali e notturne in cui la visibilità si riduce. Dieci parcheggi inoltre sono stati selezionati per indirizzare e gestire l’afflusso di macchine.

Suoni di Marca

La grande protagonista: la line up musicale

Ad aprire le danze sarà Dente, artista eclettico e visionario, che si è fatto strada per il suo linguaggio minimale e ricercato. La quarta serata vedrà protagonisti i Zen Circus protagonisti del panorama Indie Rock italiano. Il 25 luglio la serata reggae prevederà la presenza di Alpha Blondy, artista ormai simbolo di questa cultura. Il 27 luglio cantautorato tradizionale e avanguardismo si fonderanno nelle parole di Franco Battiato. La sera successiva sensualità e passione invaderanno Treviso durante uno spettacolo dedicato al Tango. A fine mese le donne la faranno da padrone capitanate dal sound graffiante e indipendente di Irene Grandi. Il Metal invece sfogherà la sua energia ad inizio agosto con i Lacuna Coil. Il 3 agosto sarà la volta di Francesco Gabbani e la sua scimmia. Il 4 agosto invece Treviso lascerà spazio al percorso musicale di amore ed amicizia con le parole di Coez. Se il solo assaggio della line up di artisti “Big” già rende Suoni di Marca un evento assolutamente da non perdere, il panorama di artisti emergenti non sarà da meno, tra musicisti e band già affermati nel territorio ed in procinto di fare il salto di qualità come gli Atom Tanks e gli Inverted Signals . Sarà un palco dalle mille emozioni, trampolino di lancio, luogo di incontri nonché occasione per crescere dal punto di vista culturale e musicale. Le maggiori informazioni saranno reperibili al sito www.suonidimarca.it/ contenente il programma dettagliato dell’evento, impossibile da citare per intero.

Suoni di Marca

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Conegliano: tradizioni al passo con i tempi

Il lato storico di Conegliano

La Marca trevigiana si presenta agli occhi di turisti e residenti come un labirinto pieno di meraviglie tutte da scoprire. Ad ogni angolo una rocca, un castello, un forte spiccano per lasciare tutti a bocca aperta. L’incantevole città di Conegliano ne è la prova, ricca di monumenti ed edifici che testimoniano quanto sia intenso il percorso storico Veneto.

Il Castello
Uno dei tratti più caratteristici per chi visita Conegliano è sicuramente il Castello, situato in posizione strategica sulla cima del Colle di Giano e risalente al XII secolo. Oggi il fortilizio è adibito a Museo Civico, che accoglie una corposa galleria di affreschi e quadri provenienti da altri luoghi storici del territorio trevigiano, una serie di arredi del 1500-1600 comprendenti cassapanche e armature, la sezione archeologica con reperti che vanno dal paleolitico all’età romanica ed un lapidario. Sulla sommità di questo incantevole maniero un’ampia terrazza offre l’opportunità di una vista che spazia dalle montagne al mare.

Castello

Il centro storico
Via XX Settembre (Contrada Granda) e Piazza Cima, sono la base del caratteristico centro storico di Conegliano che per secoli ha rappresentato il nucleo, in continuo fermento, dell’economia e della cultura cittadina. La via rappresenta inoltre il fondamento del tessuto storico urbano, disseminato di strutture architravate e muri ornati con affreschi, sulla quale sono nati, a partire dal XV secolo, una serie di eleganti palazzi signorili oltre al Duomo, il Teatro Accademia e il Palazzo Comunale.

Contrada Granda

Il Duomo
Risalente al XIV secolo, il Duomo di Conegliano è una struttura religiosa che sorge tra i palazzi della Contrada Granda. La particolare facciata è contornata di archi a sesto acuto e mostra un affresco murale che, per le sue importanti dimensioni, è considerato il più esteso del Veneto. Sia questo che gli affreschi interni sono risalenti al Cinquecento e sono opera del Pozzoserrato. L’architettura interna prevede tre navate  che accolgono l’unica opera del Cima rimasta nella sua città natale: la Pala, datata 1492 e ubicata alle spalle dell’altare maggiore. Altre opere di artisti famosi quali Francesco Beccaruzzi, Ludovico Pozzosserrato e Palma il Giovane, sono disseminate lungo le navate laterali.

Il Duomo

Conegliano: non solo Cultura

Seppur interessantissima e stimolante dal punto di vista culturale, Conegliano non si limita ad essere solo un borgo ricco di palazzi storici da visitare. Questa cittadina ha saputo nei secoli rinnovarsi e stare al passo con i tempi, diventando oggi, uno dei punti nevralgici per il divertimento trevigiano sia per famiglie che per giovani. Locali ed eventi per passare la serata, con iniziative musicali talvolta promosse dalla stessa amministrazione comunale, rendono Conegliano una cittadina giovane e viva, che tuttavia non dimentica le tradizioni.

Lo Spritz Trevigiano
Se ci si trova a girare per la provincia di Treviso verso le sei di sera, è impossibile non ordinarsi un freschissimo Spritz! Lo Spritz, è un aperitivo alcolico di origine veneta/austroungarica. Non è solo una bevanda ma una vera e propria tradizione territoriale che rappresenta un punto d’incontro tra diverse generazioni. La metodologia di preparazione è diversa da locale a locale ma generalmente viene fatto con Prosecco, acqua minerale ed Aperol o Campari, che gli conferiscono la tipica colorazione rossa. Va infine servito con ghiaccio, fettina di limone o di arancio.  Divenuto sempre più famoso, lo Spritz ha contribuito a creare il concetto di apericena, poiché solitamente viene accompagnato da “cicchetti” tipici da gustare: affettati, formaggi, verdure grigliate, patatine. Si sa i veneti sono buone forchette.

Spritz

La Dama
Altra tradizione molto importante per i coneglianesi è la Dama. Due manifestazioni in particolare celebrano questo antico gioco: a giugno nel centro storico si svolge la Dama Castellana che consiste in una partita a Dama in cui le pedine sono sostituite a personaggi in carne ed ossa e vestiti con costumi rinascimentali; a settembre invece, si svolge l’Enodama, un torneo di Dama in cui le pedine sono calici di vino bianco e vino rosso, con lo scopo di valorizzare le aziende vitivinicole del territorio.

Dama

Conegliano, perfettamente allineato con arte, cultura, tradizioni e modus vivendi della Marca trevigiana è una città tutta da vivere e scoprire, e senza ombra di dubbio, saprà restare nel cuore di ogni  visitatore.

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Mantova e il fascino irriverente di Palazzo Te

Mantova offre da sempre stimolanti spunti architettonici. Questi, disseminati per tutta la città, sono una forte testimonianza del nostro passato: residenze, palazzi signorili, siti religiosi, zone d’interesse storico che la confermano una delle più affascinanti città d’arte italiane.

Palazzo Te: il palazzo dei lucidi inganni

Agli inizi del XVI secolo, successivamente alla bonifica, Federico II Gonzaga scelse un’isoletta, sita in uno dei tre laghi mantovani, ora prosciugato, per adibirla inizialmente ad area per l’addestramento dei suoi amati cavalli. Divenuto Signore di Mantova, venne poi convertita a sede di svaghi, sontuosi ricevimenti nonché luogo per appartarsi con l’amante “ufficiale” Isabella Boschetti. Giulio Romano, importante e affermato architetto e pittore dell’epoca, venne chiamato a realizzare un palazzo adatto a rispettare l’idea di “isola felice” che si era sviluppata nella mente del nobile. Ne uscì un monumentale edificio, perfettamente inserito, con le sue componenti architettoniche, al contesto naturalistico che la zona offriva. Palazzo Te divenne un sito storico di grandiosa bellezza. Connubio perfetto tra opera umana e paesaggio.

Palazzo te intero

Le sale del palazzo
Palazzo Te racchiude al suo interno, meravigliose sale divenute famose in tutto il mondo per la loro magnificenza perfettamente coerente con la funzione ludica e lussuriosa del palazzo. Elencarle tutte sarebbe davvero impossibile, ma alcune sono davvero degne di nota:
Sala dei giganti: chiamata così perché completamente coperta dall’affresco della “Caduta dei giganti”, raffigurazione della battaglia tra Zeus e i Giganti che tentano di salire il monte Olimpo.

Sala dei GigantiSala grande dei cavalli: questa stanza era stata adibita a sala da ballo e il nome lo deve al ritratto grandezza naturale dei sei destrieri preferiti dalla famiglia Gonzaga. Sullo sfondo inserite nel paesaggio naturale figurano delle divinità mitologiche. Il soffitto invece accoglie i simboli del duca: il monte Olimpo e il ramarro, ricorrenti in tutto il palazzo.

Sala dei CavalliSala di Amore e Psiche: questo locale, che in passato ebbe funzione di sala da pranzo, raffigura sulle sue pareti, come tema principale, la mitologica storia di Amore e Psiche. A cornice, altri amori divini come quello di Marte e Venere. L’intento era rappresentare la grandezza dell’affetto per l’amante Isabella.

Sala amore e psicheOltre a questi ambienti, tra i più famosi grazie agli imponenti affreschi che presentano, non si può non nominare la “Sala delle aquile” camera da letto del duca, la “Sala dei venti o dello zodiaco”, la “Sala dei bassorilievi e la “Sala dei Cesari” entrambe dedicate all’imperatore Carlo V e la “Loggia d’onore” che apre la visuale sul giardino.

L’appartamento della grotta: l’angolo segreto
Nel 1530 venne inserito nella parte più remota del palazzo, nell’angolo est, un appartamentino, composto da poche stanze molto più modeste ma ugualmente affrescato, decorato e dotato di giardino attraverso il quale si accede alla grotta, utilizzata come bagno e realizzata con l’intento di apparire come un ambiente del tutto naturale: nessun marmo, interni decorati con conchiglie e giochi d’acqua ad allietare il visitatore.

Angolo segreto

Il palazzo oggi
Occupazioni  e guerre portarono il palazzo ad essere utilizzato come armeria o caserma causando ingenti danni alle opere artistiche in esso contenute. Dal 1876 il Comune di Mantova ne ha ereditato la proprietà, dando il via a diverse opere di restauro. Oggi il palazzo è tornato al suo antico splendore, regalando così un’incredibile viaggio alla scoperta del genio creativo di Giulio Romano. Il rifacimento dell’orangerie, un tempo adibito all’allevamento e successiva raccolta di arance e limoni, ha permesso di ricavare ampie stanze adibite a museo civico comprendente numerose sezioni: la “Gonzaghesca” collezione legata a materiali legati alla nobile famiglia, la donazione “Mondadori” costituita da una discreta quantità di dipinti raccolti dall’imprenditore mantovano, la raccolta “Giuseppe Acerbi” con 500 reperti  donati dal console d’Austria in Egitto alla città e la collezione “Ugo Sissa” architetto di origine mantovana che raccolse circa 250 reperti d’arte mesopotamica.

Palazzo Te

Il maestoso Palazzo Te è un complesso monumentale tutto da scoprire, testimone di una sfrenata lussuria umana che ha lasciato in eredità l’incastro perfetto tra genio umano, magnificenza artistica e incanto naturale.

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Il Museo Civico di Crema

La provincia di Cremona e, in particolare l’incantevole città di Crema, vantano un percorso storico davvero ricchissimo, testimoniato da una vastissima quantità di reperti archeologici di diverso genere a seconda del periodo a cui appartengono. Una buona parte di questi tutt’oggi è gelosamente custodita nel Museo Civico di Crema, istituito all’interno dell’ex convento di Sant’Agostino.

Il museo civico

Fondato nel 1959 e aperto al pubblico a partire dal 1960, il Museo Civico di Crema non è rimasto un semplice assembramento di reperti organizzati secondo ordine temporale, ma si è reso promotore di attività e mostre collaterali nonché percorsi didattici ed educativi dedicati a famiglie e classi scolastiche. Il museo comprendeva, inizialmente le sezioni storica, musicale, artistica, cartografica, ceramistica, numismatica, folkloristica e artigianale. Successivamente venne istituita la sezione delicata ai cimeli garibaldini e, grazie anche alla scoperta di alcune tombe longobarde a Offanengo, venne aggiunta anche la sezione archeologica. Nel 2014 si è sentita invece l’esigenza di ampliare la parte dedicata all’arte moderna e contemporanea mentre l’anno successivo è stata istituita la sezione di arte originaria che omaggia le tradizioni cremasche, in particolare per quanto riguarda la realizzazione di organi a canne, vanto assoluto della provincia di Cremona da secoli. Curiosa collezione, visibile all’interno del museo, è quella di macchine da scrivere, in memoria dell’intensa attività industriale tenutasi proprio a Crema da due aziende del settore conosciute in tutto il mondo: Serio-Everest e Olivetti.

Pinacoteca

Le sezioni
Sezione archeologica: dal paleolitico passando per neolitico, Età del Bronzo e del Ferro, epoca tardo-romana e longobarda fino all’età tardo-medievale. La collezione archeologica, grazie ai suoi numerosissimi reperti ripercorre tutto il percorso storico avvenuto nel territorio.
Sezione storica: la metamorfosi politico-sociale, che ha visto protagonista la città di Crema da fine Medioevo in poi viene raccontata da documenti e scritti storici. Una parte consistente riguarda la costituzione della Repubblica Cremasca e la sua successiva annessione alla Repubblica Cisalpina da parte di Napoleone. Altra porzione di reperti degna di nota riguarda la storia di personaggi illustri quali Giuseppe Garibaldi, Enrico Martini e Vincenzo Toffetti.
Sezione artistica: dal 1500 ai giorni nostri, la sezione artistica è in gran parte rappresentata da elementi pittorici. Gli artisti sono divisi secondo epoca storica. Tra i pittori più datati ricordiamo le opere di Carlo Urbino, Gian Giacomo Barbelli e Vincenzo Civercio. Per quanto riguarda invece i pittori moderni e contemporanei citiamo Amos Edallo, Carlo Martini, Federico Boriani e Gianetto Biondini.
Sezione musicale: forse la più importante in relazione alla città di Crema poiché rimanda alla realizzazione artigianale di organi a corde, tipica del cremasco.

collezioni

Il Convento
Anche la sede in cui è stato inserito il Museo Civico di Crema è un palazzo ricco di storia. L’ex convento di Sant’Agostino fu completato nel 1439 e strutturato su due chiostri di stampo rinascimentale. Una porzione del secondo chiostro venne adibita a refettorio e nel 1507 il pittore Pietro da Cemmo ne realizzò all’interno un grande affresco. Dal 1797 successivamente alla costituzione della Repubblica Cisalpina, il convento venne sconsacrato e adibito a ospedale, destinazione che poco dopo venne mutata nuovamente in favore della nuova caserma. Dal 1945 la struttura, passata nelle mani dell’amministrazione comunale venne utilizzata in tempi di guerra come magazzino e rifugio per senzatetto e sfollati. Pochi anni dopo finalmente, con la direzione dell’architetto Amos Edallo, partirono i lavori di riconversione per la realizzazione del museo. Per diversi anni, oltre alla pinacoteca, l’ex convento ha ospitato anche la Biblioteca comunale.

Sant'Agostino