post

Mantova e il fascino irriverente di Palazzo Te

Mantova offre da sempre stimolanti spunti architettonici. Questi, disseminati per tutta la città, sono una forte testimonianza del nostro passato: residenze, palazzi signorili, siti religiosi, zone d’interesse storico che la confermano una delle più affascinanti città d’arte italiane.

Palazzo Te: il palazzo dei lucidi inganni

Agli inizi del XVI secolo, successivamente alla bonifica, Federico II Gonzaga scelse un’isoletta, sita in uno dei tre laghi mantovani, ora prosciugato, per adibirla inizialmente ad area per l’addestramento dei suoi amati cavalli. Divenuto Signore di Mantova, venne poi convertita a sede di svaghi, sontuosi ricevimenti nonché luogo per appartarsi con l’amante “ufficiale” Isabella Boschetti. Giulio Romano, importante e affermato architetto e pittore dell’epoca, venne chiamato a realizzare un palazzo adatto a rispettare l’idea di “isola felice” che si era sviluppata nella mente del nobile. Ne uscì un monumentale edificio, perfettamente inserito, con le sue componenti architettoniche, al contesto naturalistico che la zona offriva. Palazzo Te divenne un sito storico di grandiosa bellezza. Connubio perfetto tra opera umana e paesaggio.

Palazzo te intero

Le sale del palazzo
Palazzo Te racchiude al suo interno, meravigliose sale divenute famose in tutto il mondo per la loro magnificenza perfettamente coerente con la funzione ludica e lussuriosa del palazzo. Elencarle tutte sarebbe davvero impossibile, ma alcune sono davvero degne di nota:
Sala dei giganti: chiamata così perché completamente coperta dall’affresco della “Caduta dei giganti”, raffigurazione della battaglia tra Zeus e i Giganti che tentano di salire il monte Olimpo.

Sala dei GigantiSala grande dei cavalli: questa stanza era stata adibita a sala da ballo e il nome lo deve al ritratto grandezza naturale dei sei destrieri preferiti dalla famiglia Gonzaga. Sullo sfondo inserite nel paesaggio naturale figurano delle divinità mitologiche. Il soffitto invece accoglie i simboli del duca: il monte Olimpo e il ramarro, ricorrenti in tutto il palazzo.

Sala dei CavalliSala di Amore e Psiche: questo locale, che in passato ebbe funzione di sala da pranzo, raffigura sulle sue pareti, come tema principale, la mitologica storia di Amore e Psiche. A cornice, altri amori divini come quello di Marte e Venere. L’intento era rappresentare la grandezza dell’affetto per l’amante Isabella.

Sala amore e psicheOltre a questi ambienti, tra i più famosi grazie agli imponenti affreschi che presentano, non si può non nominare la “Sala delle aquile” camera da letto del duca, la “Sala dei venti o dello zodiaco”, la “Sala dei bassorilievi e la “Sala dei Cesari” entrambe dedicate all’imperatore Carlo V e la “Loggia d’onore” che apre la visuale sul giardino.

L’appartamento della grotta: l’angolo segreto
Nel 1530 venne inserito nella parte più remota del palazzo, nell’angolo est, un appartamentino, composto da poche stanze molto più modeste ma ugualmente affrescato, decorato e dotato di giardino attraverso il quale si accede alla grotta, utilizzata come bagno e realizzata con l’intento di apparire come un ambiente del tutto naturale: nessun marmo, interni decorati con conchiglie e giochi d’acqua ad allietare il visitatore.

Angolo segreto

Il palazzo oggi
Occupazioni  e guerre portarono il palazzo ad essere utilizzato come armeria o caserma causando ingenti danni alle opere artistiche in esso contenute. Dal 1876 il Comune di Mantova ne ha ereditato la proprietà, dando il via a diverse opere di restauro. Oggi il palazzo è tornato al suo antico splendore, regalando così un’incredibile viaggio alla scoperta del genio creativo di Giulio Romano. Il rifacimento dell’orangerie, un tempo adibito all’allevamento e successiva raccolta di arance e limoni, ha permesso di ricavare ampie stanze adibite a museo civico comprendente numerose sezioni: la “Gonzaghesca” collezione legata a materiali legati alla nobile famiglia, la donazione “Mondadori” costituita da una discreta quantità di dipinti raccolti dall’imprenditore mantovano, la raccolta “Giuseppe Acerbi” con 500 reperti  donati dal console d’Austria in Egitto alla città e la collezione “Ugo Sissa” architetto di origine mantovana che raccolse circa 250 reperti d’arte mesopotamica.

Palazzo Te

Il maestoso Palazzo Te è un complesso monumentale tutto da scoprire, testimone di una sfrenata lussuria umana che ha lasciato in eredità l’incastro perfetto tra genio umano, magnificenza artistica e incanto naturale.

post

Il Museo Civico di Crema

La provincia di Cremona e, in particolare l’incantevole città di Crema, vantano un percorso storico davvero ricchissimo, testimoniato da una vastissima quantità di reperti archeologici di diverso genere a seconda del periodo a cui appartengono. Una buona parte di questi tutt’oggi è gelosamente custodita nel Museo Civico di Crema, istituito all’interno dell’ex convento di Sant’Agostino.

Il museo civico

Fondato nel 1959 e aperto al pubblico a partire dal 1960, il Museo Civico di Crema non è rimasto un semplice assembramento di reperti organizzati secondo ordine temporale, ma si è reso promotore di attività e mostre collaterali nonché percorsi didattici ed educativi dedicati a famiglie e classi scolastiche. Il museo comprendeva, inizialmente le sezioni storica, musicale, artistica, cartografica, ceramistica, numismatica, folkloristica e artigianale. Successivamente venne istituita la sezione delicata ai cimeli garibaldini e, grazie anche alla scoperta di alcune tombe longobarde a Offanengo, venne aggiunta anche la sezione archeologica. Nel 2014 si è sentita invece l’esigenza di ampliare la parte dedicata all’arte moderna e contemporanea mentre l’anno successivo è stata istituita la sezione di arte originaria che omaggia le tradizioni cremasche, in particolare per quanto riguarda la realizzazione di organi a canne, vanto assoluto della provincia di Cremona da secoli. Curiosa collezione, visibile all’interno del museo, è quella di macchine da scrivere, in memoria dell’intensa attività industriale tenutasi proprio a Crema da due aziende del settore conosciute in tutto il mondo: Serio-Everest e Olivetti.

Pinacoteca

Le sezioni
Sezione archeologica: dal paleolitico passando per neolitico, Età del Bronzo e del Ferro, epoca tardo-romana e longobarda fino all’età tardo-medievale. La collezione archeologica, grazie ai suoi numerosissimi reperti ripercorre tutto il percorso storico avvenuto nel territorio.
Sezione storica: la metamorfosi politico-sociale, che ha visto protagonista la città di Crema da fine Medioevo in poi viene raccontata da documenti e scritti storici. Una parte consistente riguarda la costituzione della Repubblica Cremasca e la sua successiva annessione alla Repubblica Cisalpina da parte di Napoleone. Altra porzione di reperti degna di nota riguarda la storia di personaggi illustri quali Giuseppe Garibaldi, Enrico Martini e Vincenzo Toffetti.
Sezione artistica: dal 1500 ai giorni nostri, la sezione artistica è in gran parte rappresentata da elementi pittorici. Gli artisti sono divisi secondo epoca storica. Tra i pittori più datati ricordiamo le opere di Carlo Urbino, Gian Giacomo Barbelli e Vincenzo Civercio. Per quanto riguarda invece i pittori moderni e contemporanei citiamo Amos Edallo, Carlo Martini, Federico Boriani e Gianetto Biondini.
Sezione musicale: forse la più importante in relazione alla città di Crema poiché rimanda alla realizzazione artigianale di organi a corde, tipica del cremasco.

collezioni

Il Convento
Anche la sede in cui è stato inserito il Museo Civico di Crema è un palazzo ricco di storia. L’ex convento di Sant’Agostino fu completato nel 1439 e strutturato su due chiostri di stampo rinascimentale. Una porzione del secondo chiostro venne adibita a refettorio e nel 1507 il pittore Pietro da Cemmo ne realizzò all’interno un grande affresco. Dal 1797 successivamente alla costituzione della Repubblica Cisalpina, il convento venne sconsacrato e adibito a ospedale, destinazione che poco dopo venne mutata nuovamente in favore della nuova caserma. Dal 1945 la struttura, passata nelle mani dell’amministrazione comunale venne utilizzata in tempi di guerra come magazzino e rifugio per senzatetto e sfollati. Pochi anni dopo finalmente, con la direzione dell’architetto Amos Edallo, partirono i lavori di riconversione per la realizzazione del museo. Per diversi anni, oltre alla pinacoteca, l’ex convento ha ospitato anche la Biblioteca comunale.

Sant'Agostino